Alta Versilia (LU)

Da admin, 2 Dicembre, 2023
stazzema

A più di dieci anni dall’inizio della mappatura dei siti con incisioni rupestri nel territorio in esame, è giunto il momento di fare una prima stima di quanto mappato1. Si presentano quindi in questa sede i dati scaturiti nei tre territori che caratterizzano la Toscana nord-occidentale: la Lunigiana, la Valle del Frigido e l’Alta Versilia. Dal punto di vista geomorfologico si tratta di una zona molto varia; si va, infatti, dalle coste, con fenomeni dunali e di regressione marina, ai conoidi dei sedimenti fluviali, alla montagna caratterizzata dalle importanti presenze del massiccio delle Alpi Apuane e dell’Appennino Tosco-Emiliano, con piccole formazioni vallive atte alla coltivazione. L’ambiente montano, in genere piuttosto ripido e scosceso a quote elevate, mantiene, nei fianchi a mezza costa, il tipico paesaggio ligure a gradini per la coltivazione e il riparo dei castagni, la cui lavorazione rimane nei molti metati diffusi nel bosco e nelle tracce sul terreno di antiche carbonaie, che utilizzavano anche il legno delle numerose faggete.

La conoscenza del fenomeno incisorio riscontrato in questo territorio, peraltro a tutt’oggi ancora piuttosto frammentaria, comincia a delineare una caratterizzazione micro-regionale per blocchi che corrispondono alle tre zone sopra individuate e che si distinguono per età e tecniche2. Quando si procede a mappatura del fenomeno incisorio in una regione, è giusto procedere in maniera trasversale avendo ben presente che – a differenza del lavoro archeologico – in questo campo non si può decidere a priori a quale epoca dedicarsi. Solo con il procedere dei confronti e degli studi si cominciano a definire le cronologie di cui si tratterà qui sotto.

In generale, si può ipotizzare che le incisioni si rinvengono secondo i moduli qui sotto scritti:

  1.  su massi panoramici, spesso su dirupo, in posizione di ampia visibilità - e quindi di controllo - sulla valle sottostante e sulle confluenze sia viarie sia fluviali; talvolta i vari siti sono essi stessi

    in connessione visiva, come per alcuni esempi nella valle del Frigido;

  2. lungo camminamenti, sia che seguano il percorso di un fiume o di una valle, ma a mezza costa,

    sia che portino trasversalmente dal fondo valle verso passi montani. E’ necessario tenere presente che gli elementi aniconici si trovano spesso lungo percorsi montani, il cui utilizzo, iniziato presumibilmente già in età pre-protostorica, arriva fino ai giorni nostri attraverso romanità e medioevo;

  3. più raramente, le incisioni sono concentrate in luoghi, spesso nei boschi, la cui valenza, cronologia e funzione risultano al momento incomprese e, forse, sono da mettere in relazione a siti archeologici non ancora individuati. Talora sono invece probabilmente moderni, come pertinenza di insediamenti montani, di cui sono parte integrante come soglia o sedile esterno in pietra su cui qualcuno ha ricavato incisioni diverse, anche coppelle e canalette
  4. spesso, sono orientate est/ovest o, meglio, nascita/tramonto del Sole
  5. raramente, in una delle prime due situazioni sopra descritte ai punti 1) e 2), le incisioni si

    trovano sulle rocce antistanti l’apertura di grotte (es. alle Tanacce a Terrinca in Alta Versilia e alla Buca delle Fate sul M. Belvedere a Massa) o in prossimità di acque, sia da ruscellamento sia da polle sorgentizie. 

 

Alta Versilia (LU)

Il massiccio delle Alpi Apuane nei territori dell’alta Versilia (provincia di Lucca, comuni di Stazzema e Seravezza), conta alcuni siti importanti35. Anche in queste zone si mantengono stesse modalità di rinvenimento dei petroglifi: su ampie superfici o su massi, panoramici se in alta quota, talora lungo sentieri a mezza costa, spesso in posizione orientata al sole calante/nascente. I grafemi continuano lo stesso repertorio di cui sopra: non figurativi come vaschette, coppelle, canalette, spiraliformi; figurativi tipo cruciformi e rari antropomorfi; strumenti tipo roncole.

In alcuni casi, come davanti all’apertura della grotta del Tanaccio (territorio di Terrinca, comune Stazzema, LU) le coppelle sono accoppiate, unite da un piccolo canaletto (a “occhiali”). Altre volte sono in fila sul bordo del sentiero in affaccio sulla valle (sentiero da Terrinca verso il Cipollaio) o massi aggettanti un dirupo come il masso Fordazzani (Fig. 35)36. Notevole su questo percorso il Masso di Terrinca: grande roccia di affioramento, nella formazione geologica della fillade inferiore del basamento paleozoico, su cui sono incise molte figure su cui insistono croci latine che talora non riescono a cancellare la traccia sottostante, purtroppo illeggibile. In una foto di Citton (Fig. 23) avevo notato un elemento che, all’esame autoptico, si definì come un bovide (simile a quelli del Bego), accanto una serie di punti (elemento letto spesso come mappa topografica). Purtroppo, un incendio che ha devastato questo costone nel 2010, ha totalmente eraso queste tracce e reso la roccia friabile cambiandole anche consistenza e colore.

Le più numerose manifestazioni di questa zona montuosa sono però legate alla presenza di roncole (chiamate in maniera impropria “pennati”) incise raramente a martellina, la maggior parte a linea continua, su massi, spesso panoramici, con ampia visibilità sulle valli sottostanti. E’ questo il caso di Trogna nel territorio di Stazzema37, dove si trovano anche un cerchio puntato, cruciformi, coppelle con canaletta e un ellissoide puntato (Figg. 25, 27). Altri si trovano in alta quota, a 1500 cm slm, e sono incisi su grandi massi rocciosi orizzontali; il più interessante di questi siti è la “Roccia del Sole”38 con iconografie varie divise in “zone”, in una delle quali (zona B) sono presenti pediformi e cerchi (scutiformi) racchiudenti rosette a sei petali databili, con probabilità, alla prima metà del primo millennio a.C. (Fig. 24), ma non lontano è presente una fase medievale data la sagoma di una chiesetta con campanile a vela. L’ultimo sito segnalato con pennati39, agli inizi del 2015, si trova sulle pendici del M. Gabberi in loc. Pianacce, sopra Greppolungo (Camaiore) ed è un masso subcircolare di formazione calcarea (larghezza di circa 5,20 x 5 m); porta incisi una ventina di “pennati”, una vaschetta rettangolare piccola inscritta in un’altra più grande con canaletta, una nuvola di segni puntiformi, un sigma (?) o un zigzag allungato formato da tre tratti ad angolo subacuti e un segno a forma di tridente40 (Fig. 28). Poco lontano, un altro masso, erratico, scavato al centro per ricavare una grande vasca rettangolare per la raccolta dell’acqua. Si tratta del secondo sito importante in zona dato che era già noto il “Ripiano dei pennati” del Monte Gabberi41.

La esegesi della raffigurazione del “pennato”, come la roncola viene chiamata in queste zone - ricordiamo che il pennato è una roncola con una “penna” o cresta rettangolare sul dorso atta a tranciare - meriterebbe alcune note. Per esigenze di brevità ricordiamo che la falce messoria nasce nel neolitico e si sviluppa con il procedere tecnologico dell’uomo. Nell’età del Bronzo lo strumentario tecnico si diversifica e verso la fine del II millennio sembra nascere lo strumento in questione42, che si ritroverà rappresentato in mano a statuette enee di epoca etrusca, e che rimanda al mondo della silvicoltura e quindi alle forze divine di protezione a questa dedicate. Un elemento a bastone ricurvo, letto come bastone del comando (c.d. “crosse”), è ricorrente sulle stele fine Neolitico francesi, avvicinabile alle asce sulle recenziori statue-stele della Lunigiana e potrebbe essere alla base della nascita, o avere continuità con il grafema qui presentato che, per la frequenza e la posizione all’interno della scena schematica sembra avere un significato simbolico – ad esempio sulla Roccia del Sole dove si trova a fianco di pediformi - e che si trova ancora oggi nella considerazione delle popolazioni locali che lo ritengono un segno di fortuna. In un lavoro passato43 si metteva l’accento sulla presenza peculiare di due coppie di pediformi accostati. Uno è rappresentato più piccolo dell’altro e sono uniti da una linea continua incisa, che sembra “legare” le due impronte di piedi: forse un segno per indicare riti di passaggio dall’età puberale all’adulta44. In un caso, in località Puntato, non lontano dalla famosa roccia “delle girandole” così detto per la raffigurazione di pennati sovrapposti in cerchio, si è trovato con Stefano Pucci un pennato a manico liscio e punta ricurva che è sovrapposto a un triangolo più antico, con punta verso il basso (un pugnale ?) e, se così fosse, sarebbe il primo esempio di arma dell’età dei metalli rappresentata in queste zone (Fig. 36).

In conclusione, sembra che il segno del “pennato” sia peculiare di questa zona del massiccio delle Alpi Apuane, situata tra i monti delle Panie e il monte Gabberi, mentre manca nella zona nord orientale nel massese. Si tratta comunque di un glifo che, almeno per le fasi più antiche, se dimostrabile, potrebbe essere attribuibile alle popolazioni liguri apuane della seconda metà del primo millennio a.C. Si sa peraltro che “pennati” erano ancora incisi almeno fino alla metà del secolo scorso, il che lascia, nonostante quanto sopra detto, una certa traccia di imponderabilità nell’attribuzione cronologica di questo elemento, nonostante una presunta attribuzione data in toto al Medioevo da recenti studi45. 

Foto di G.Citton

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Articolo : https://www.academia.edu/88858200/Manifestazioni_di_arte_rupestre_nella_Toscana_nord_occidentale_in_relazione_allambiente_e_ai_percorsi_montani

 

A cura di

Renata Grifoni Cremonesi - Anna Maria Tosatti

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ISBN 978 1 78491 556 8
ISBN (e Pdf) 978 1 78491 557 5
© Archaeopress and the individual authors 2017

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35 Le ricerche, che si devono ai coniugi Isa Pastorelli e Giorgio Citton, sono state riprese da Stefano Pucci, appassionato di incisioni rupestri, che opera come guida ambientale in questo territorio. Numerose le escursioni fatte con la sua guida, tra Terrinca, valle di Cardoso, sentieri da Retignano a Volegno, Betigna, Orzale, ecc.: cfr. i vari report nei notiziari della Soprintendenza Archeologia Toscana a partire dal 2006. Nel 2009 tra gennaio e aprile si è effettuato un percorso a più tappe di sabato: partendo da Terrinca si arrivò a Castellina (crinale che si affaccia su Arni) passando il Colle del Cipollaio, TOSATTI 2010. Per notizie sui ritrovamenti nei territori di Molazzana e zona orientale delle Panie cfr.: CITTON PASTORELLI 1995; 2001; 2007. Si è tenuto conto anche delle schede del GAP sul sito del comune di Pisa (vedi nota 19) e di SANI 2009.

36 CITTON PASTORELLI 2000. 

37 Una prima segnalazione in TOSATTI 2011a; il sito (dapprima chiamato Cogna), è stato scoperto da L. Belli e riconosciuto nella sua importanza da Stefano Pucci. Oggi fa parte del circuito turistico “Sentiero della Versilia” approntato dall’Unione dei Comuni, e nato sotto la presidenza del dott. M. Verona, con un percorso per disabili.
38 Per la Roccia del Sole, che presenta una divisione figurativa metopale, cfr. CITTON PASTORELLI 1995; BAGNOLI PANICUCCI VIEGI 2006; il Gruppo Archeologico Pisano riprende o pubblica per la prima volta i siti con roncole/pennati dell’alta Versilia: “Roccia del Sole” sul M. Piglionico, la “Pietra Tonante” e la “Roccia del Rosone” “Vetricia”, altopiano carsico a quota 1500 m slm nel Gruppo delle Panie, la “Roccia delle Girandole” in loc. Puntato; il “Ripiano dei Pennati” sul M. Gabberi (Camaiore). http://www.comune.pisa.it/gr- archeologico/musvir/rawt/ripiano.htm: pagine del Gruppo Archeologico Pisano sul sito del Comune di Pisa, ultimo accesso 1/12/2015. Cfr. anche TOSATTI 2007, 2008, 2010; SANI 2009.

39 Si ringrazia la dr. A. De Laurenzi, funzionario Soprintendenza Archeologia Toscana, preposto ai comuni versiliesi fino a settembre 2015 e il Gruppo Archeologico di Camaiore. In occasione del primo sopralluogo erano presenti: la dr.ssa Anna Graziani, consigliere comunale, e per il G.A.C. i sigg. A. Barsaglini, F. Ceragioli, A. Orsi, B. Orsi, A. e G. Tabarrani.

40 Simile a un tipo presente su una kylix dalla tomba di guerriero da Massa loc. Tombara (CRESPELLANI 1895); elemento che si ritrova spesso in ambito celtico anche sulle monete.
41 BAGNOLI PANICUCCI VIEGI 2006.
42 DELPINO 1989.

43 TOSATTI 2008, p. 48.
44 Sui pediformi da ultimo ARCA’ FOSSATI RUBAT BOREL 2016.
45 Aggiungo questa nota per includere un lavoro che è uscito mentre il presente lavoro era in preparazione: BACCI, BAGNOLI 2016, ma le cui considerazioni conclusive sono ancora da dimostrare così come il metodo di datazione delle superfici in marmo presentato in questo e in precedenti lavori da Bagnoli.
 

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